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L’Europa contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo

Dieci anni dopo l’ultimo documento ufficiale sul ruolo del settore privato nello sviluppo e un anno dopo la consultazione del 2013, la Commissione europea ha presentato a maggio la Comunicazione “A Stronger Role of the Private Sector in Achieving Inclusive and Sustainable Growth in Developing Countries”: investire sul ruolo del settore privato per contribuire a combattere la povertà e creare posti di lavori nei Paesi in via di sviluppo. Questi gli obiettivi che definiscono la nuova politica comunitaria per quanto riguarda il ruolo del settore privato per lo sviluppo internazionale nei paesi partner e delinea un nuovo quadro strategico per garantire che le attività del settore privato nei paesi in via di sviluppo abbiano un impatto positivo sulla società e, in particolare, sulle donne, i giovani e la popolazione più vulnerabile.
La nuova comunicazione propone azioni concrete volte a migliorare le opportunità di business nei paesi partner aumentando l’accesso ai finanziamenti, con un focus specifico sulle micro, piccole e medie imprese. La Commissione prevede una serie di strumenti che permetterebbero al settore privato di accedere alle risorse finanziarie della UE destinate allo cooperazione allo sviluppo.
Si richiede, tra l’altro, che le imprese private che riceveranno il sostegno dimostrino che le loro operazioni sono conformi alla normativa ambientale, sociale e alle norme fiscali, tra cui il rispetto dei diritti umani, dei diritti degli indigeni, lavoro dignitoso, good corporate governance e le altre norme specifiche per il settore. È proprio su quest’ultimo punto che si concentrano le reazioni della società civile e delle ONG che sono chiamate dalla Commissione a rafforzare il partenariato con il settore profit.
Il dibattito si sposta quindi sulle regole e sui meccanismi che la UE dovrà mettere in campo per garantire che l’intervento del profit si trasformi in benefici reali per le popolazioni dei paesi partner, le imprese e le economie locali e non in semplice opportunità di nuovo business o sfruttamento delle risorse a basso costo. Nel testo si legge che la Commissione intende guardare oltre le classiche PPP (Partnership Pubblico-Privato) del settore delle infrastrutture, sostenendo nuove forme di partnership e alleanze multi-stakeholder tra le autorità nazionali o locali, aziende e ONG per lo sviluppo delle competenze e la fornitura di servizi di base, come l’accesso all’energia sostenibile e accessibile, l’acqua, la sanità e l’istruzione, nonché nei settori dell’agricoltura e della nutrizione soprattutto nelle zone rurali, delle donne e degli altri gruppi emarginati.

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