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Buen vivir e periferie nella Regione Andina

Buen Vivir e Cittadinanze Attive, modelli di trasformazione dai Sud della Terra, è il tema delle giornate di sabato 7 e domenica 8 marzo, organizzate a Treviso, dall’associazione NATs per… Treviso, nell’ambito del progetto “ALTRE FRONTIERE, Cooperazione per nuove prospettive di relazione con l’Altro”, in collaborazione con numerose altre associazioni di volontariato e cooperazione attive nel territorio. Francesco D’alessi – Presidente ANTs Per, sottolinea che il “Buen Vivir come paradigma di civiltà che pone al centro l’individuo, la sua comunità, la madre terra e il bene comune, in una prospettiva di ricerca di diversi modelli di emancipazione culturale e sociale e nuovi equilibri e resistenze possibili e praticabili, oltre i miti e i limiti di una crescita catastrofica e di uno sviluppismo ingannevole anche in quanto “sostenibile”. L’iniziativa è pensata, in continuità con quella dedicata nel 2012 ai temi del Land Grabbing e con i successivi cicli Cibi d’Altre Terre e cineforum sul Buen Vivir, come occasione di conoscenza e di scambio”. Durante il convegno, Joe Betti (Green Farm Movement), Massimo De Marchi (Università di Padova), Cristiano Morsolin (Bogotà), Monica Ruffato (Università di Trento), Diego Saccora (ComuniCare), Edgar Serrano (Università di Padova), Guido Turus (MoVi Veneto), Francesco Vallerani (Università di Venezia) hanno discusso di Buen Vivir e trasformazione culturale della società, nei sud della terra e qui, nel nostro contesto di vita occidentale, come chiave di lettura di questioni sociali, economiche, ambientali, ineludibili e sempre più complesse a ogni latitudine.

Una panoramica dalla Regione Andina

Per capire le periferie della Regione Andina bisogna partire dal Forum Mondiale dell’habitat realizzato a Medellin (Colombia) nell’aprile 2014 che segnala: “Denunciamo l’attuale modello di sviluppo urbano neoliberale, per il suo essere esclusorio, antidemocratico, insostenibile e rischioso per la vita del pianeta e dell’umanità. La maggior parte delle nostre città sono progettate e governate dagli interessi di accumulazione dei grandi capitali. Attualmente oltre 1,2 miliardi di persone in tutto il mondo non hanno né una casa né un ambiente dignitoso in cui vivere e, in Colombia, oltre 13 milioni di persone non hanno garantito il diritto umano all’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. I mercati, le mafie, i grandi capitali nazionali e multinazionali, le entità finanziarie e immobiliari e le reti di corruzione statale hanno provocato una profonda crisi urbana, causando l’emarginazione di coloro che hanno meno e che sono più vulnerabili, la distruzione degli ecosistemi e la negazione di ogni possibilità di democrazia e di benessere”.

Medellín è il capoluogo del dipartimento di Antioquia: si trova in una valle della cordigliera andina ed è il principale centro commerciale di una regione agricola e mineraria. Fu fondata nel 1675 ma conobbe un rapido sviluppo solo nel corso del Diciannovesimo secolo, dopo la costruzione della ferrovia. Nel corso del Novecento Medellín è stata considerata la città simbolo di un potente cartello di trafficanti (quello di Pablo Emilio Escobar), di violenza e povertà. Ma ora la situazione è cambiata, soprattutto grazie a una ristrutturazione urbana radicale che l’Economist definisce “redistributiva” e che gli urbanisti chiamano di “pianificazione sociale”.

La pianificazione sociale si basa sostanzialmente sullo sviluppo di infrastrutture nei quartieri più marginali per garantire a tutti l’accessibilità alle risorse che la città offre e per integrare tutti gli abitanti indipendentemente dalla loro condizione sociale. Questi interventi hanno portato nel tempo a un miglioramento della qualità della vita e a una riduzione del crimine, anche se i problemi di Medellín restano gravi: permangono un altissimo divario tra i più poveri e i più ricchi e forti contrasti. Ma negli ultimi anni la povertà è diminuita: il 19,2 per cento dei residenti ora vive sotto la soglia di povertà, sotto anche alla media delle altre aree metropolitane della Colombia; il tasso di omicidi, che era di 381 ogni 100 mila abitanti nel 1991, è sceso a meno di 50.

Questo rinnovamento e’ frutto di un’alleanza tra le politiche municipali di stampo progressista e la societa’ civile che dal 2001 sta governando Medellin con Fajardo Sergio, docente universitário, Alonso Salazar, sociologo esperto di bande giovanili e autore di “No nacimos pa’ semilla”, e l’attuale sindaco Anibal Gaviria.

fonte: http://www.unimondo.org/Notizie/Buen-vivir-e-periferie-nella-Regione-Andina-150089

http://filosofiadelbuenvivir.com/2014/02/10/buen-vivir-vivir-bien-o-la-vida-plena-son-las-propuestas-de-los-pueblos-originarios-para-el-cambio-de-paradigma/