Privacy Policy Cookie Policy
News dal Mondo

Qui, in Italia, dove ci siamo persi 5000 bambini

Eppure, qualche giorno fa, nel silenzio che sta intorno alle notizie che non fomentano la propaganda è stato presentato il dossier della Caritas (avete letto bene, nessuna pericolosa associazione estremista o fomentatrice) che fornisce un dato spaventoso: dei più di 15 mila minori stranieri arrivati in Italia non accompagnati 5.588 sono spariti. Se ne sono perse le tracce, non ne hanno più notizie gli enti che li avevano in tutela.

Di giulio Cavalli

Il controllo dei flussi, se non addirittura la chiusura delle frontiere, “controllare chi entra”, maggiori informazioni, “intelligence al lavoro”: giorni passati aggrappati alla sindrome del massimo controllo, convinti che la sicurezza passi attraverso l’identificazione a tutti i costi. Così l’Europa si gioca la carta dell’abito indagatore per vestirsi da guardiano credibile. Eppure, qualche giorno fa, nel silenzio che sta intorno alle notizie che non fomentano la propaganda è stato presentato il dossier della Caritas (avete letto bene, nessuna pericolosa associazione estremista o fomentatrice) che fornisce un dato spaventoso: dei più di 15 mila minori stranieri arrivati in Italia non accompagnati 5.588 sono spariti. Se ne sono perse le tracce, non ne hanno più notizie gli enti che li avevano in tutela.

5.588 tra bambini e ragazzini messi in fila sono la coda dell’incapacità di avere cura di quintali di carne che diventano buoni per il mercato della prostituzione minorile, del commercio di organi e di tutte le brutture che potrebbero venire in mente sul tema. Il dossier della Caritas (intitolato “Le difficili sfide dei minori stranieri non accompagnati nel percorso di crescita e di integrazione”) riporta anche i dati del Ministero dell’Interno che parlano anche di 3.700 minori persi già nell’anno scorso. E anche per coloro che risultano tutelati le condizioni fanno discutere: le strutture risultano assolutamente inadeguate rispetto agli standard stabiliti dalla Conferenza tra Stato e Regioni, oltre 3.000 sono in Sicilia e la distribuzione risulta concentrata in sole tre regioni (Sicilia, Calabri e Puglia) che ne gestiscono, da sole, più della metà.

Nel caso dei minori egiziani la situazione è ancora peggiore: su 2.047 minori non accompagnati ben 1.182, più della metà, risultano irreperibili. Dice il dossier che “la maggioranza è venuta in Italia per volere dei genitori. La speranza è di trovare un lavoro grazie anche alla rete familiare e dei connazionali della città, con l’obiettivo di inviare soldi in patria e ripagare il debito contratto per il viaggio dell’ammontare circa di 3 mila euro, che deve essere saldato quanto prima. L’ansia legata al mandato è un fardello pesante e in alcuni casi si aggiungono le paure legate alle gravi ripercussioni che potrebbero subire le loro famiglie in caso di mancato risarcimento del debito. Per lo più sembrano disorientati e psicologicamente non preparati al percorso intrapreso, anche per la loro giovane età”.

E quindi? La soluzione certamente non è semplice ma come giustamente scrive la Caritas nel suo rapporto servono campagne di informazione nei paesi di provenienza, percorsi di collaborazione tra i Paesi dell’Ue per armonizzare le procedure di accoglienza e assistenza. Occorre ridurre anche i tempi per l’ottenimento della tutela da parte del minore e l’avviamento delle procedure per il permesso di soggiorno, studiare forme di accoglienza individualizzate come l’affido familiare, soprattutto per i ragazzi più piccoli.

Perché poi non ci si stupisca che tra decenni, ci si accorga di avere allevato un’inumanità che diventa esplosiva.

Source Link