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I minori stranieri non accompagnati in Italia e in Europa

Il libro di Marco Accorinti dell’Irpps-Cnr che raccoglie i dati su questo complesso fenomeno immigratorio. Nel 2013 l’Italia ha registrato il più alto numero di presenze di minori non richiedenti: 8.461 su 12.770 in tutta l’Unione Europea, oltre due terzi. I minori cercano da noi la regolarizzazione per poi transitare in Germania o Belgio al diciottesimo anno. Nel 2014 si è avuto un forte aumento delle domande di protezione internazionale soprattutto da parte di ragazzi provenienti dall’Africa occidentale. Purtroppo si evidenziano anche casi di traffiking, vendita e sfruttamento immagini di bambini rimasti vittime durante i viaggi della disperazione sono le più drammatiche relative al fenomeno delle migrazioni. Il volume di Marco Accorinti dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Irpps-Cnr), Politiche e pratiche sociali per l’accoglienza dei minori non accompagnati in Italia’, pubblicato da Cnr Edizioni in versione italiana e inglese, raccoglie il quadro delle informazioni, disposizioni e modalità di assistenza sui minori stranieri non accompagnati (Misna), ricostruito dal Punto di contatto nazionale dell’European Migration Network-Emn, di cui il Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale (Dsu) del Cnr è partner con il Ministero dell’interno. Il libro sarà presentato domani, presso il Centro di Accoglienza Caritas Roma (via Venafro 30, ore 8,30-14,00).

I percorsi e le motivazioni che spingono questi adolescenti senza alcun parente sono tra i più complessi dell’immigrazione verso l’Italia. “Dal 2009 il loro numero è andato aumentando con un tasso di crescita molto alto: fino al 2012 la media annuale è stata di circa 7.000/8.000 minori, con un picco di oltre 14.000 nel 2014”, spiega il ricercatore. “La maggioranza è di sesso maschile, la presenza delle poche ragazze è anzi scesa dal 9-10 al 5%. La distribuzione per età mostra una quota più consistente di 17enni e le provenienze più rilevanti sono da Egitto (18%), Albania e Bangladesh (entrambi all’11%), Afghanistan (9%), Marocco (7%), Somalia (6%). Il 2014 ha però mostrato aumenti da Gambia (+436%), Mali (+439%) ed Eritrea (+374%)”.Il fenomeno da noi si presenta però con una particolarità: “Abbiamo ricevuto meno di 1.000 domande di asilo di ragazzi, ma nel 2013 abbiamo registrato il più alto numero di presenze di minori non richiedenti: 8.461 su 12.770 in tutta l’Unione europea, oltre due terzi. E nel 2014 si è avuto un forte incremento delle domande di protezione internazionale, da 805 a 2.557, soprattutto da parte di Misna provenienti dall’Africa occidentale”, prosegue il ricercatore. “In pratica il minore in Italia ‘sfrutta’ la regolarizzazione per poi transitare in Germania o Belgio al compimento del diciottesimo anno. Secondo la legge italiana infatti tutti i minori senza adulti di riferimento sono ‘inespellibili’ e hanno diritto a un permesso di soggiorno anche se privi di documenti, in base alle loro dichiarazioni. Nel frattempo sono affidati al sindaco del luogo in cui sono ritrovati, che ha l’obbligo di garantire l’assistenza necessaria”.

I numeri più alti di richieste asilo di minori si sono registrati in Norvegia, Regno Unito, Germania e Svezia: secondo un’indagine del 2014 nell’Ue sono state complessivamente 12.685, per lo più da maschi (le ragazze erano 2.080), provenienti da Afghanistan (3.295), Somalia (1.580), Siria (1.020), Eritrea (710), Marocco (525). “L’Unione sta comunque adottando un’armonizzazione delle procedure e delle politiche di accoglienza, considerati i transiti tra i paesi membri”, prosegue Accorinti. “Una forte eterogeneità si coglie anche tra i modelli di accoglienza italiani, anche se ormai si è collaudato uniter che vede quali prioritarie misure l’accoglienza alloggiativa, la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro. Occorre inoltre il rafforzamento dei rapporti tra i soggetti istituzionali che si occupano di questi ragazzi e l’adeguamento delle risorse economiche”.Tra le motivazioni che spingono i ragazzi a lasciare il proprio paese da soli, anzitutto la fuga da persecuzioni o danni gravi, poi i motivi economici e aspirazioni quali poter avere una istruzione migliore, e infine il ricongiungimento con altri familiari. “Purtroppo si evidenziano anche casi di vittime di traffiking, cioè vendita e sfruttamento sessuale forzato. L’Europa è comunque diventata un’area di protezione per i minori: in virtù di accordi internazionali, i paesi europei non possono rifiutare una richiesta di protezione alla frontiera, anche se alcuni (non è il caso italiano) espellono i minori non richiedenti asilo”, conclude il ricercatore Irpps-Cnr.

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